Patologia
Pagina a cura del Dott. Cristiano Papeschi,

Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Università degli Studi della Tuscia, Viterbo.

 

Mixomatosi



LA MIXOMATOSI

Dr. Cristiano Papeschi

 

La Mixomatosi è una malattia virale che colpisce tutti i conigli, sia da carne e da compagnia che quelli selvatici, con diffusione endemica in ben tre continenti (America, Europa ed Australia).

 

 

EZIOLOGIA ed EPIDEMIOLOGIA:

E’ un virus a DNA con envelope a doppia catena ed appartiene ala famiglia Poxviridae, genere Leporipoxvirus, antigenicamente correlato con il virus del Fibroma di Shope.

Il virus è presente all’interno delle secrezioni corporee del coniglio infetto e di alcuni insetti vettori e non è in grado di sopravvivere a lungo nell’ambiente esterno; viene rapidamente inattivato dal calore mentre è in grado di resistere ad alcuni comuni disinfettanti, soprattutto se a bassa concentrazione, come fenolo e permanganato di potassio. Il coniglio selvatico è il serbatoio naturale dell’infezione in quanto più resistente alla malattia mentre i vettori ematofagi come pappataci, culicidi, zecche, pidocchi ed acari rivestono il ruolo più importante dal punto di vista epidemiologico in quanto sono in grado di veicolare la malattie anche a grandi distanze assumendo il patogeno attraverso lesioni cutanee e mucosali ma anche direttamente dal sangue durante la fase viremica. All’interno dell’apparato buccale del vettore il virus può sopravvivere alcune settimane consentendo il contagio di molti soggetti. Il virus può essere trasmesso anche per contatto diretto, per via aerogena (aria espirata), per via coitale (accoppiamento) e per via parenterale (utilizzo di aghi infetti); lo stesso operatore di allevamento può trasportare passivamente il virus tramite le suole delle scarpe o gli indumenti. In genere la malattia fa la sua comparsa in primavera-estate in concomitanza del picco di diffusione dei vettori ematofagi ed è proprio in questo momento che si ha la massima espansione delle epidemie.

 

 

PATOGENESI, SINTOMATOLOGIA e LESIONI ANATOMO-PATOLOGICHE:

Il virus può penetrare nell’organismo di un soggetto sano attraverso la puntura del vettore o per contatto con le secrezioni di animali infetti. Subito dopo il contagio si ha una prima replicazione virale nel sito di ingresso con sviluppo del “mixoma primario” a cui seguirà una seconda replicazione nei linfonodi regionali raggiunti per via linfo-ematica. Successivamente il virus, riversato in grande quantità nel torrente circolatorio, si diffonderà a tutti gli organi e tessuti nel giro di pochi giorni. Entro 4-5 giorni si manifesteranno le lesioni tipiche della malattia rappresentate, nella loro forma più evidente, dai “mixomi secondari”, tumefazioni localizzate soprattutto su occhi, orecchie, narici, labbra e genitali accompagnati da scolo oculo-nasale muco-purulento, aumento della temperatura corporea, ed edemi a carico dell’apparato digerente e respiratorio con conseguenti fenomeni di disfagia e disturbi respiratori spesso associati ad infezioni batteriche secondarie sostenute da Pasteurella multocida e Bordetella bronchiseptica.  Infezioni secondarie possono essere riscontrate anche a livello di altre regioni del corpo a causa dell’ulcerazione dei mixomi e successiva colonizzazione di Strepto- e Stafilococchi. Le lesioni genitali provocano, come conseguenza, sterilità ed infertilità. Solo nei casi gravi la morte sopraggiunge nell’arco di 1-2 settimane dalla comparsa dei sintomi per cachessia (deperimento progressivo).

L’esame anatomo-patologico mette in evidenza linfoadenomegalia, edema delle mucose e polmonite multifocale. La mortalità, un tempo del 100%, oggi si aggira intorno al 20-30% grazie alla diffusione della pratica vaccinale. La diagnosi è di facile effettuazione grazie alle caratteristiche lesioni ma può essere convalidata da test di laboratorio come ELISA, FdC, immunofluorescenza od isolamento in coltura.

 

 

TERAPIA e PROFILASSI:

Non esiste una terapia specifica per la Mixomatosi ma l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro può contrastare l’insorgenza delle infezioni secondarie spesso più letali della malattia stessa. La profilassi è, innanzitutto, di tipo sanitario eliminando gli insetti vettori (trappole, disinfestazione, bonifica delle acque stagnanti), utilizzando antiparassitari direttamente sugli animali (quando necessario), attuando un’inflessibile ed oculata quarantena, effettuando periodicamente il “tutto pieno – tutto vuoto” accompagnato da accurata disinfezione delle gabbi e dei ricoveri. In caso di focolaio bisognerebbe isolare ed abbattere gli animali malati ed evitare l’importazione di animali dalle zone infette ed endemiche. La profilassi vaccinale è, attualmente, il mezzo più valido di lotta alla malattia. Il vaccino omologo per la mixomatosi è costituito da ceppi attenuati “Borghi” e “SG33”. La vaccinazione andrebbe effettuata dopo le 4 settimane di vita e ripetute con cadenza semestrale questo perchè i figli di madri vaccinate o che hanno superato la malattia sembrano rimanere protetti fino a 30 giorni di vita grazie al passaggio di anticorpi dalla madre al piccolo attraverso la placenta (di tipo emo-coriale) ed il colostro. A causa della sua contagiosità e diffusibilità, la Mixomatosi, è soggetta a denuncia (Regolamento di polizia Veterinaria – DPR 8 febbraio 1954, n 320, art 1).

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