Impianti Incenerimento Animali

CONSIDERAZIONI GENERALI SUGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DEGLI ANIMALI MORTI IN ALLEVAMENTO A GESTIONE AZIENDALE 

Premessa

Nell’ultimo decennio, l’impiego sempre più mirato di chemioterapici, il miglioramento del management aziendale, nonché la conoscenza di migliori approcci diagnostici e terapeutici hanno consentito di ridurre la mortalità aziendale negli animali da reddito.

Tuttavia, negli allevamenti intensivi in particolare avicolo, cunicolo e suinicolo, un certo numero di animali giunge a morte, in una percentuale più o meno ampia, a seguito di svariate patologie e soprattutto, come noto, in concomitanza di particolari momenti-stress della vita dell’animale.

La morte degli animali da allevamento costituisce  comunque un evento che si ascrive al ciclo della vita comune di ogni essere vivente.

Qualunque sia l’animale che giunge a morte in un’azienda zootecnica diventa, per l’allevatore, qualcosa di cui “disfarsi” immediatamente, per motivi facilmente comprensibili.

Prima dello scoppio della crisi BSE, lo smaltimento delle carcasse di animali morti negli impianti di allevamento non costituiva un problema per i produttori, dato che esse potevano essere utilizzate  per la produzione di farine di carne. Accadeva così che varie imprese produttrici di tali farine effettuassero gratuitamente il ritiro delle carcasse.

In seguito a questa crisi e all’adozione del regolamento (CE) n, 1774 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 3 ottobre 2002, non solo è stato introdotto il divieto di utilizzare le farine di carne nell’alimentazione animale, ma le carcasse sono passate ad essere considerate materiale a rischio di categoria 2, classificazione che implica il trasporto e la distruzione per incenerimento, il tutto esclusivamente attraverso aziende convenzionate.

Questa situazione ha comportato dei costi aggiuntivi per i produttori e ha pertanto accentuato la distorsione della concorrenza  rispetto a paesi terzi: i produttori attraverso le loro Associazioni e Unioni, e questo documento ne è la riprova, hanno ricercato soluzioni pur sempre efficaci sotto il profilo ambientale e della biosicurezza, ma meno onerose per l’economia del settore.

Anche perché nell’incognita della trasmissibilità delle encefalopatie spongiformi sono stati coinvolti settori di allevamento intensivo e più precisamente l’avicolo, il cunicolo e il suinicolo che non hanno ricevuto alcun tipo di aiuto o premi alla produzione, com’è avvenuto invece per il bovino,  lavorando con margini molto ridotti e dovendo far fronte a notevoli ostacoli allo sviluppo, a causa delle norme legislative per la tutela dell’ambiente e del benessere animale e a causa di difficoltà di ordine sanitario.

 Lo stato attuale

Alla luce della normativa CE 1774/2002 (modificato dal Reg. CE 808/2003, dal Reg. CE 0668/2004 e dal Reg. 208/2006) la situazione attuale di smaltimento dei cadaveri di animali morti e, in particolare, di allevamento “intensivo”  impone una metodica prevalente di smaltimento orientata verso l’incenerimento.

Per  “intensivo” si intendono quegli allevamenti, principalmente di avicolo, cunicolo e suinicolo dove la mortalità giornaliera è una costante della pratica di produzione e dove maggiori sono le problematiche legate allo smaltimento delle carcasse.

Attualmente gli animali che muoiono in allevamento vengono congelati, al fine di raggiungere una massa critica tale da contenere i costi di raccolta. Il congelamento avviene o in normali congelatori, negli allevamenti più piccoli, oppure in vere e proprie celle frigorifere negli allevamenti di dimensioni maggiori. Periodicamente poi aziende autorizzate provvedono al ritiro di queste, previo il rilascio del certificato di smaltimento rilasciato dall’ASL competente.

Questo sistema comporta dei costi che si possono così annoverare:

-         impianto di congelamento (da qualche centinaio di euro per il congelatore “tipo familiare”, a € 10.000 -15.000  per una cella di congelamento);

-         costo di energia elettrica per il funzionamento;

-         eventuale costo del certificato ALS di smaltimento (situazione molto variegata da ASL ad ASL dove alcune rilasciano il certificato in maniera gratuita ed altre no);  

-         costo di  chiamata dell’azienda per il ritiro ( da 20,00 a 50,00 €). L’importo varia da azienda ad azienda, indipendentemente dal quantitativo conferito;

-         costo di ritiro al chilogrammo. Questo varia da azienda ad azienda e tra il nord e il sud Italia. Schematicamente i costi richiesti variano in una forbice dai 15 ai 25 centesimi di euro al chilogrammo nel nord Italia e dai 40 – 50 centesimi di euro al kg nel sud Italia.

 La diversa incidenza dei costi di ritiro tra il nord ed il sud Italia dipende dai costi di trasporto, in quanto al nord, data la maggiore concentrazione degli allevamenti e una vicinanza di questi ai centri di smaltimento, consente delle economia per le ditte che effettuano la raccolta.

Comunque sono costi notevoli considerato che sono conseguenti ad una perdita di animali, al punto che possono indurre l’allevatore ad attuare comportamenti non corretti.

Stranamente l’analisi sulla mortalità negli allevamenti intensivi (polli, conigli e suini) comporta al nord un dato maggiore del doppio che non al sud. 

Per queste ragioni da tempo si analizzava la possibilità di individuare degli impianti di incenerimento, a stretto uso aziendale, che fossero a norma con il regolamento (CE) n. 1774/2002  e che rientrassero nei limiti dei valori di emissione stabiliti  dalla direttiva  I.P.P.C., anche se non dovrebbero rientrarvi in quanto inceneritori a bassa capacità.  

 Gli impianti di incenerimento aziendale

Come sopra detto, per rispondere alla necessità di una gestione “diversa” delle carcasse, si è avviato un’indagine ad ampio raggio per individuare una impiantistica in grado di soddisfare le esigenze degli allevatori e che  rispondesse alle normative vigenti. L’indicazione è pervenuta dagli allevatori francesi i quali da circa un anno stanno installando degli inceneritori prodotti dall’Azienda inglese “Waste Spectrum Environmental”.

Questa Azienda inglese realizza inceneritori da oltre un decennio, ma solamente negli ultimi anni (dal 2004 in poi) ha realizzato degli impianti per la gestione aziendale delle carcasse, che hanno ottenuto l’autorizzazione e l’approvazione  dal DEFRA (Departement for Environment Food and Rural Affaire) – Ministero per l’Ambiente, le Risorse e l’Agricoltura.

Tralasciando la tipologia dei modelli costruiti sulla base delle esigenze di incenerimento,  si ritiene evidenziare:

-         attualmente questi impianti sono commercializzati e installati, oltre al territorio inglese, in Francia, Spagna, Ungheria, Bulgaria e Repubblica Ceca;

-         sono stati progettati e costruiti a norma del Reg. (CE) n. 1774/2002;

-         le rilevazioni effettuate sui fumi emessi nella fase di effettivo funzionamento dell’impianto, comprese le fasi di avvio e di spegnimento della camera primaria, rientrano nei parametri I.P.P.C. con produzioni di odori pressoché nulle, in quanto i fumi passano in una camera di post-combustione avente una temperatura di  850°C, riscaldata da un apposito bruciatore e vi rimangono un tempo superiore ai 2 secondi;

-         sono classificati a “capacità limitata”, cioè con una capacità di incenerimento inferiore a 50 kg/ora;

-         sono utilizzati esclusivamente all’interno dell’azienda di allevamento per lo smaltimento degli animali morti e principalmente in allevamenti a carattere “intensivo” (avicoli, conigli e suini) dove la mortalità è una costante giornaliera (materiali di Categoria 2 e Categoria 3 art. 5 e art. 6 del Reg. (CE) n. 1774/2002 ) aventi un peso corporeo inferiore a 300 kg;

-         gli impianti sono certificati ISO 9001 e ISO 14001 dall’Ente di Certificazione QMS – Quality Management Systems.

Oltre a questo, un incenerimento della carcasse a livello aziendale elimina il rischio di contaminazioni trasversali causate dai veicoli utilizzati, nella gestione attuale, per la raccolta degli animali morti negli allevamenti.

Per ultimo, nell’auspicata possibilità di poter installare questi impianti anche in Italia, si è svolto, in un numero sufficientemente ampio di allevamenti, un confronto in parallelo tra gli attuali costi di smaltimento e quelli che si avrebbero utilizzando gli impianti della Waste Spectrum Enviromental. Il risultato ottenuto è estremamente confortante per le economie aziendali avendo riscontrato mediamente una riduzioni dei costi al centro/nord Italia del 17% con una punta del 53% e al sud Italia del 72% con una punta dell’81%.

Soluzioni Veterinarie srl è la società che ha ottenuto l’esclusiva per l’Italia di questi impianti e che ne curerà la commercializzazione.

Per eventuali informazioni

Soluzioni Veterinarie   tel e fax  0422/ 420.342

e-mail info@soluzioniveterinarie.it

Dr. Claudio Maniero

Cell. 348/ 76.67.367

e-mail claudio.maniero@soluzioniveterinarie.it

                                                                                                           Dr.Claudio Maniero

depliant degli impianti di incenerimento animale ad uso aziendale a disposizione di chi ne farà richiesta chiamando il numero 348/ 76.67.367

SCHEDE TECNICHE INCENERITORI SPECTRUM

Otter

Stour II

Trent

Usk

Alwen

Derwent II

Wharfe

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